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Ensayos : Italiano Last Updated: Noviembre 3, 2012


La letteratura e l’arte
Elias Letelier

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Vogliamo proporre un’attitudine di rottura o la creazione e lo sviluppo di una scuola rivoluzionaria che perduri nel tempo, in linea con i nostri sogni della società marxista leninista?

Uno dei gravi problemi dell’interpretazione marxista leninista della realtà si trova nel carattere del messaggio leninista (concezione). Se molti partiti marxisti si sono definiti anche leninisti, essi in effetti sono molto lontani da questa metodologia come strumento di analisi e osservazione della realtà.

Ci troviamo di fronte alle sfide del marxismo-leninismo-logico o cartesiano, una irriverente simbiosi metodologica di analisi che provoca un serio scombussolamento dell’interpretazione della realtà, e nell’arte questo traspare con eloquente chiarezza.

Quando dobbiamo riferirci al ruolo dell’intellettualità e al che fare della sinistra, alcuni timori e pregiudizi di indole filosofica aggrediscono la coscienza di alcuni dirigenti politici, finiscono molte volte per perseguire gli intelettuali progressisti e diventano reponsabili dell’isolamento politico delle nostre organizzazioni rivoluzionarie: si guardano con timore gli artisti, sia per il carattere radicale e intransigente dell’impostazione che assumono, sia per l’incapacità politica di questi dirigenti che non riescono a sommettere questi individui ad una forma di funzionamento (comportamento intelettuale) prestabilito.

Disgraziatamente questo è un fenomeno molto comune nelle nostre fila e una minaccia costante al nostro che fare politico, relegando le espressioni artistiche ad un mero ruolo decorativo, molto lontano dalla realtà e dalle aspirazioni delle masse sognatrici, disconoscendo il fatto che l’arte e le sue discipline sono uno strumento importante che può riuscire a produrre un serio cambiamento nella percezione e nella coscienza dell’individuo. Però è la realtà dell’immediato, la necessità di azione e la gravità con cui si succedono i momenti storici che, molte volte, che ci impone di abbandonare la nostra preoccupazione per la creatività artistica e rimpiazzare questo complesso stadio della elaborazione dell’essere umano con la critica (politica) o la consegna eroica.

I sintomi pregiudizievoli di questa deformazione ideologica non sono un prodotto isolato di alcuni settori politici, se non una problematica generalizzata che si ripete nella storia in differenti forme. I primi antecedenti di questo ordine di cose, all’nterno della sinistra, li incontriamo in V. Majaiski.

“Majaievismo: corrente anarchica piccolo borghese, che si diffuse nel periodo della rivoluzione del 1905-07 in Russia e che predicò una attitudine ostile verso l’intellettualità. Deve il suo nome al socialdemocratico V. Majaiski, che affermava che l’intellettuale apparteneva ad una classe parassita.”

Poi, nel trascorso del secolo XX, prendono forma in modo massiccio altre facce di queste anomalie, che sono proprie dei governi di Stalin, Pol Pot, Mao, Ortega e altri. Tutto questo nel nome della libertà e della giustizia . (E’ importante segnalare che il “Realismo socialista”, come scuola e forza creativa stalinista, deve essere sottoposto ad un’analisi e critica all’interno del contesto storico di una nazione carente rispetto i mezzi di comunicazione di massa).

Non è strano che Lenin, preoccupato di questa arrogante deviazione ed incapacità politica dei nostri dirigenti, si riferisca ad essa in modo esemplare nel libro “Che fare” citato nella raccolta “La letteratura e l’arte”.

“... Se l’uomo fosse completamente privato della capacità di sognare, se non potesse di quando in quando spingersi e contemplare con la sua immaginazione il quadro compiuto dell’opera di cui ha la bozza nelle sue mani, non potrei in nessun modo farmi un’idea di quali spinte obligherebbero l’uomo ad intraprendere e portare a termine vaste e pesanti opere nel terreno delle arti... La contraddizzione fra i sogni e la realtà non produce danno alcuno, sempre che la persona che sogna creda seriamente nel suo sogno, guardi attentamente alla vita, compari le sue osservazioni con i suoi castelli in aria e, in generale, lavori scrupolosamente nella realizzazione delle sue fantasie. -Più avanti continua- Però, i sogni di questa natura, per disgrazia, sono molto rari nel nostro movimento. E la colpa di questo è soprattutto dei rappresentanti della critica legale e del “codismo” illegale che presume dalla sua ponderazione, della sua “prossimità” al concreto”.

Quello fu un appello che no fu raccolto con l’attenzione dovuta, provocando più tardi grandi disastri rispetto lo sviluppo dell’umanità progressista.

Osservando la preoccupazione di Lenin, non ci può sorprendere l’esecuzione del grande poeta salvadoregno Roque Dalton, che cadde sotto il fuoco della direzione politica della sua organizzazione rivoluzionaria. Tanto meno spiò sorprenderci la grande rivoluzione del Nicaragua, dove il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale relega il que-fare culturale-intelettuale a una mera divagazione destinata a decorare i discorsi dei dirigenti politici, quando questi salivano sui pulpiti per proferire i loro lunghi discorsi rivoluzionari. Questa espressione culturale dei sandinisti, implicò una diserzione dell’intellettualità, che si sentì perseguitata e bloccò la sua trasformazione in forza creativa della rivoluzione, arrivando così ad un risultato disastroso per la coscienza delle masse e alla fine irreparabile dell’opportunismo sandinista.

Contrariamente all’esempio dell’incapacità politica della dirigenza sandinista, sotto la dittatura di Pinochet, vediamo il sorgere di una coscienza rivoluzionaria, dove l’arte e la letteratura si trasformano nel vocabolario del risveglio, attraverso la lettura di poesie, teatro, danza, pittura e altre esspressioni, dove si riesce a stabilire un vincolo tra la lotta per una nuova società e la necessità di assumere la difesa della libertà del “diritto disognare”. Fu un compito molto difficile, però ci slanciò verso una sollevazione generalizzata e la deposizione del dittatore, dove più tardi, lo spirito sovversivo delle masse oppresse, con la loro intellettualità, fu spento dalla stessa sinistra che passò alla destra (comune di Parigi).

Se osserviamo con attenzione il pensiero di Lenin, vedremo che il ruolo dell’arte e della letteratura nella lotta cilena e lo stesso nella rivoluzione sandinista hanno un nefasto elemento in comune: quando si abbandona la creatività delle nostre lotte sociali, i grandi sforzi per un cambiamento svaniscono; per tanto quando una ruota smette di girare marcisce.

La letteratura e l’arte compiono una funzione di contradizzione della realtà nell’affrontare nozioni molteplici di quella realtà trasformandola in una sola immagine. La letteratura prende gli elementi astratti e li traduce in elementi associativi (immagini), dando un valore specifico alla realtà, e nel fare questa operazione, il cretore letterario o artista stabilisce un ponte fra le nozioni della realtà e una descrizione delle stessa realtà, stabilendo interpretazioni que permettono e portano ad una migliore comprensione o assimilazione della necessità del cambiamento.

Quando parliamo di libertà, per esempio, lo facciamo in termini teorici e astratti e l’arte, in questo stadio, da un senso tangibile all’idea di quella realtà, come una prova di quello che facciamo e del carattere concreto dei nostri sogni.

Il discorso politico non può sopravvivere da solo, questo richiede la creatività dell’artista, di chi è capace di associare un’immagine al concetto e raggiungere una visualizzazione di quella realtà, per plasmare una consapevolezza nell’ambito del teorico e del concreto. Malgrado queste due forme continuino ad essere fondamentalmente astratte, queste si trasformano in una sola e si costituiscono come la referenza concreta della realtà, dove prevalgono gli aspetti soggettivi in una dialettica pirotecnica della comunicazione.

Senza dubbio esistono grandi contradizzioni attorno alla realtà attuale e nessuno si vuole compromettere, nemmeno i poeti, i quali furono generalmente l’avanguardia delle libertà civili e della dignità umana. Allora essi sono vittime della sinistra che li ignora e della destra che li obbliga a mantenere un ruolo decorativo e nichilista, al punto che essi non si azzardano ad alzare la voce con i loro versi, perchè qualcuno potrbbe negargliene la pubblicazione, e così essere cancellati dai circoli letterari come fossero parole maledette.

Il verso, davanti all’alienante realtà, subito ha perso la sua forza partigiana, non è stato capace di reagire con l’immaginario adeguato a tal fine, lasciando dormire chi non sa di dormire, mentre nelle strade il popolo si organizza con altri linguaggi, ricrea la realtà e cerca di imporre il suo modo di fare giustizia, anche questo con un’altro linguaggio e senza una direzione politica che rappresenti coerentemente i suoi sogni.

Dobbiamo riconoscere che l’intellettualità creativa si è allontanata da queste preoccupazioni sociali e ciò e avvenuto fondalmentalmente per la mancanza di direzionee chiarezza politica della sinistra e per questo dobbiamo domandarci: dov’è l’intellettualità progressista? Da nessuna parte! I partiti progressisti non hanno capito il vuoto che creano in questa area e hanno lasciato questo lavoro all’iniziativa individuale.

Dalla grande rivoluzione d’ottobre ai nostri giorni, l’umanità ha sofferto grandi cambiamenti e contraddizioni sociali e oggi dobbiamo ritornare ad impararee in termini pratici e teorici il nuovo cammino della nostra liberazione, e sarà una prodezza far crescere un movimento ampio e multipartecipativo. Per raggiungere questo scopo, prima di tutto dobbiamo creare una coscienza rivoluzionaria attorno all’arte per poter avanzare nel nostro grande compito antimperialista.


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